lunedì 22 marzo 2010

Ringraziamenti



I Ringraziamenti, secondo me, vanno scritti di getto. Mi sono sempre immaginata chiunque debba citare le persone da ringraziare che si mette là, con un foglio di carta e una penna, pronto a fare la lista di chi gli è stato vicino. E si chiede quale ordine sia giusto dare e si fa paranoie sul fatto che magari suo padre si offende se viene ringraziato dopo sua madre e allora sceglie semplicemente di dire "ringrazio la mia famiglia" così si toglie il pensiero. Si spreme le meningi chiedendosi se ha dimenticato qualcuno.
Secondo me i ringraziamenti non devono essere ragionati. Se ti dimentichi una persona vuol dire che non ti è venuta in mente, quindi non era abbastanza importante per te. Se invece sulla lista scarabocchiata a penna è la prima che hai scritto, significa che è quella che ha contribuito di più, quella che è in cima ai tuoi pensieri. Io ho bene in mente le persone che hanno fatto sì che questo blog sia arrivato alla sua conclusione, dalla prima all'ultima. Ma non voglio fare nomi, benchè ce li abbia chiari nella testa. E se anche tu ora stai leggendo queste parole vuol dire che ti meriti di essere ringraziato perchè hai seguito il mio percorso fino a qui.

Perciò ringrazio: _________________________________ (il tuo nome qui).

lunedì 15 marzo 2010

Capitolo 25 - The End

Alberto è in piedi ma non gli sembra. In quel preciso istante non sente nessuno dei suoi arti, sente a malapena il cuore pulsare. Non sa cosa fare, dove andare, chi chiamare. Davanti a lui c'è il corpo di sua madre. Le lacrime non gli erano ancora arrivate ma ora scendono come un flusso ininterrotto: non sono gocce, sono piccoli torrenti che gli scorrono sulle guance, come nei cartoni animati. Perchè quando le lacrime sono tante, si inseguono talmente velocemente da fare l'effetto dei fanali delle macchine in autostrada. Se si riprende l'immagine dall'alto e la si accelera, si vedranno solo delle scie luminose, come dei fasci uniti. Alberto prende questa decisione. Mette la mano in tasca, estrae il telefono e con mani tremanti digita il numero di un giovane dottore, che lì a Barcellona era diventato parecchio suo amico. Sicuramente lui, deciso com'è, saprà cosa fare. Risponde senza nemmeno aspettare il secondo squillo. Dopo brevi saluti Alberto chiede se può venire a casa sua. Alejandro arriva dopo poco. Dalla voce del suo amico al telefono ha capito che non dev'essere nulla di buono. Alberto non è riuscito a pronunciare la frase che descrive quello che è realmente accaduto. Stava cercando le parole più delicate possibili, ma tutte le frasi fatte italiane gli parevano fuori luogo: "è mancata" "se n'è andata" o la peggiore a suo avviso "è volata via". Ancora più fuori luogo gli sembrava provare a tradurre una di quelle espressioni in spagnolo ma quando provò a dire "Mi madre està muerta" non riuscì nemmeno a prendere fiato, aveva un singhiozzo bloccato in gola che lo minacciava e diceva: "Ehi, guarda che se provi a dire una sillaba io ti esco dalla bocca e ricomincerai inevitabilmente a piangere" quindi tacque.

Alejandro prende il polso della signora. Nessun battito. Mette la mano sul collo. Nessun battito. Accerta ciò che era già certo, conferma l'ovvio. Il corpo di Claudia è ancora caldo. Le lenzuola sono poggiate teneramente su di lei, che sembra riposare serenamente. Alejandro si fa il segno della croce e abbraccia l'amico. Gli dice all'orecchio che gli dispiace e che in quel momento di cosi grande dolore gli starà vicino. Gli sussurra di non preoccuparsi "No te preocupes hombre, estoy aqui, siempre aqui, a tu lado". E quando non hai una donna, il sostegno di un amico diventa più che fondamentale. Chi disse che tutti sono necessari ma nessuno indispensabile sbagliava. Alejandro è indispensabile.
Nei minuti seguenti il medico spiega ad Alberto cosa si fa in quei casi. Gli dice semplicemente la procedura ma dice anche che si occuperà di tutto lui, Alberto deve solo pensare a stare meglio. Il ragazzo si allontana e Alberto lo sente parlare in spagnolo al telefono a proposito di portare qualcosa o venire a prendere qualcuno. Abbassa la testa e si mette a pensare. Grande donna è stata sua madre. Chissà se aveva un ultimo desiderio prima di morire, chissà cosa avrebbe voluto dire al figlio prima di andarsene, chissà..

Alejandro aveva fatto ciò che aveva detto. Una volta avvisato chi di dovere, ha aspettato l'arrivo degli uomini che avrebbero portato via il corpo di Claudia. Puntuali arrivano, fanno le condoglianze ad Alejandro che dice che il figlio è l'altro ragazzo, quello seduto sulla poltrona. Gli uomini fanno le condoglianze pure ad Alberto, tanto per loro non cambia niente. Stanno solo facendo il loro lavoro, hanno perso ogni sensibilità verso la morte, ormai ci sono abituati.
Fanno per scoprire il corpo della signora dal lenzuolo, per metterlo su una barella e portarlo via. Alberto li ferma con un gesto della mano. Ha visto qualcosa, tra le pieghe morbide del lenzuolo azzurro, che ha catturato la sua attenzione.

Tra le mani stanche della signora c'è un libro, aperto e rivolto verso il basso, con ancora il segno di dov'era arrivata lei. Il ragazzo lo fissa ed è come se sapesse perfettamente che cosa fare. Con la mano che aveva bloccato il braccio di uno degli uomini che dovevano portare via il corpo di Claudia scosta leggermente il lenzuolo. Ritrae la mano. Aspetta qualche secondo come se il libro fosse un qualche animale selvaggio con il quale sta facendo amicizia. Allunga la mano. La ritrae ancora. La allunga nuovamente ma sta volta non ha dubbi. Lo afferra con certezza, come se avesse appena addomesticato quell'animale feroce. Si accascia sulla poltrona di fianco al letto di sua madre, facendo alzare uno sbuffo di polvere e fa quello che stai pensando:

Alberto apre il libro.

lunedì 8 marzo 2010

Capitolo 24 - It Does Follow

Claudia chiude il libro.

Sebbene la storia dei cinque ragazzi si sia sviluppata nel corso di qualche mese, l'anziana signora ha letto il libro lungo diversi anni. Quegli stessi anni che hanno aumentato le rughe sul suo corpo, che hanno spento la voglia di vivere nei suoi occhi e che hanno reso i suoi capelli di un bianco candido, non più tinti. Il suo viso non è più truccato come un tempo, è ingrigito. Il peso dell'età grava sulla schiena, che è curva e dolorante. L'unica cosa che è capace di fare è leggere quel libro. Vuole sapere assolutamente come finisce e benchè non veda più nitidamente le parole, nemmeno con gli occhiali, vuole andare avanti.
Alberto è seduto di fianco al letto di sua madre e tiene il volto tra le mani. Ricaccia dentro le lacrime, e affoga in esse il pensiero che l'unica persona davvero importante per lui stia per morire. Claudia apre gli occhi che ormai sono diventati due fessure e guarda il figlio. Alberto le stringe la mano debole e fragile. I due non parlano. L'uno sta ad ascoltare il dolore dell'altra e non si sono mai sentiti tanto vicini, nemmeno quando lui era un piccolo feto dentro la pancia di lei. Hanno costruito, in quegli anni a Barcellona, un legame che non ha niente a che fare col cordone ombelicale che li connetteva. Sono amici, complici, confidenti. Sono tutto ciò che vorrebbero essere, perchè sono felici.
Alberto solleva il viso e dice "Mamma, hai bisogno di qualcosa?"
Lei, senza forze, riesce solo a pronunciare la parola "No" e scuote leggermente il capo ma sorride. Quando stai per morire, dicono che ti passi la vita davanti. - Non hanno tutti i torti - pensa la signora che si riscopre bambina. Vede in bianco e nero i suoi ricordi più lontani e confusi, come quando si lancia un sasso in uno stagno e si vedono i cerchi allagarsi fino a scomparire. I ricordi più nitidi sono a colori, e riguardano la calda città dove si è trasferita da poco e le esperienze fatte con il figlio. Claudia non riesce nemmeno ad aprire gli occhi. Alberto la chiama ma la sua voce è ovattata, la signora ci vede meno e ci sente meno. Tutti i suoi cinque sensi sono a poco a poco sfumati. "Mamma.." chiama lui, che ha la vista annebbiata dalle lacrime.
Lei risponde: "Si?"
"Non mi lasciare, ti prego."
E il figlio abbraccia delicatamente la madre. Il figlio non la vede ma c'è. Quella Signora vestita di nero dall'altra parte del letto controlla l'orologio e si dice tra sè che è in ritardo. Deve imparare ad essere più puntuale. Si mette il cappuccio, troppo largo per la sua piccola testa coperta da liscissimi capelli neri. I suoi occhi bianchi non hanno pupilla ne iride. Sono spalancati e vacui. Perchè lei ha altri occhi. Ha lasciato qualche minuto al figlio per abbracciare la madre per l'ultima volta ma ora è davvero arrivato il momento di andare. La Morte prende la falce e passa un dito sulla sua lama affilata. Sveglia l'anima assopita di Claudia, la chiama dolcemente. La Morte non è crudele come dicono, fa solo il suo lavoro. L'anima si sveglia e vede una luce accecante. La Morte accompagna l'anima verso quella luce, tenendola coperta sotto il suo mantello nero e Alberto sente che le braccia della madre non stringono più la sua schiena. La guarda e la chiama, cerca di svegliarla. Ma ha la sensazione che quel corpo, ora sia solamente un corpo. Niente più che un involucro vuoto. Non è più sua madre.

L'uomo si alza e realizza. Lei non c'è più.

domenica 28 febbraio 2010

Capitolo 23 - Break The Ice

Andrea prende il cellulare e cerca nella rubrica il nome "Alex". Chiama e dopo qualche squillo a vuoto sente la sua voce dire "Oh, cosa vuoi?" Andrea si deve controllare, non può arrabbiarsi con lei. "Cri mi ha appena lasciato. Cioè, non so cos'abbia fatto in realtà ma si è incazzata con me. Per colpa tua."

Ad Alex arriva un peso grosso quanto un macigno all'altezza della bocca dello stomaco. Cristina aveva detto tutto ad Andrea? Allora aveva mentito quando diceva che avrebbe mantenuto il segreto. E perchè aveva lasciato il suo ragazzo? Forse per mettersi con lei? Eppure era stata chiara quando le aveva parlato.

"ALEX MI STAI ASCOLTANDO?" domanda che per risposta avrà il suono di chi ha appena riattaccato.

Cristina va da Luca, che è l'unica persona che vuole sentire. Il più razionale del gruppo di sicuro saprà dare una risposta alle sue domande e saprà placare la sua rabbia. Suona il campanello e prega tra sè e sè che sia in casa. Vede una tenda scostarsi, al secondo piano. Il ragazzo scende, domandandosi perchè Cri stia piangendo.

Lei appena lo vede lo abbraccia. Un abbraccio umido, stretto, tremolante ma tenero, di chi non ha che domande da fare e dubbi da risolvere. Ma è un abbraccio silenzioso poichè qualsiasi parola sarebbe superflua.

Ahmad è in camera di Luca, che osserva la scena dall'alto, accucciato per non farsi vedere. Lui non ha mai avuto un'amicizia così forte e la vorrebbe. La vorrebbe più di ogni altra cosa al mondo. Forse è arrivato il momento, per lui, di cominciare a trovarsi un lavoro onesto. L'arabo scrolla la testa, realizzando dove si trova: una casa vuota. Senza nemmeno pensarci, comincia ad aprire i cassetti per cercare i gioielli della madre di Luca o qualsiasi altra cosa di valore. Perchè un'amicizia non compra il cibo per andare avanti e non paga l'affitto. I soldi sì.

Cri: "Posso salire?"
Luca, pensando che Ahmad è in camera sua: "Meglio di no.. Prendi un po' di aria e calmati."
I due si mettono a parlare e i minuti scorrono così veloci che sembrano secondi. Luca parla come chi sa tutto ma non lo vuole dire, Cri parla come chi non sa nulla su cosa fare. Lei si sfoga, cerca soluzioni, risposte. Alla fine ringrazia l'amico e se ne va a casa.

Luca sale e si scusa con Ahmad per averlo lasciato solo tutto quel tempo. L'arabo ha fretta, si precipita giù per le scale e va via, come se qualcuno lo stesse inseguendo. "Ciao fratè, ci becchiamo!". Luca vede il suo portafoglio aperto sul letto. Strano. Non si ricorda di averlo lasciato là. Ancora non sa cosa gli aspetta quella sera, quando sua madre aprirà il suo cassetto per cercare una collana da mettere.

I cinque amici sono soli ora. Ognuno sta pensando a come risolvere i suoi problemi. Luca ha preso una decisione. Sa che magari non è la cosa più facile, ma il suo gruppo si deve confrontare, faccia a faccia. Prende il Nokia e manda lo stesso sms a Cri, Andrea, Alex e Ahmad: "Domani ci troviamo sotto casa mia alle tre. Chiariamo la situazione tutti insieme." Quattro cellulari avvisano cotemporaneamente il loro proprietario che è arrivato un nuovo messaggio. Quindi è deciso. Domani si chiariranno.

Ore 15.00, sotto casa di Luca.
I cinque amici stanno là, l'uno di fronte all'altro, in religioso silenzio. Nessuno sa come iniziare a parlare, ma tutti hanno un estremo bisogno di chiarire la situazione. Rompere il ghiaccio è sempre stata una cosa difficile. Luca sente che è compito suo iniziare, ma sta volta non sarà diretto. Il silenzio lo sta uccidendo quindi pur di parlare direbbe qualsiasi cosa. Basta una frase di rito, una domanda retorica giusto per cominciare a dire qualcosa. Luca fa un respiro profondo e poi si butta. Prende un piccone pesantissimo e lo scaglia con tutta la forza che ha contro quel ghiaccio che separa ogni componente del suo gruppo dagli altri, sperando di romperne almeno un pezzetto. Dice:

"Allora, ragazzi, chi vuole aprire le danze?"

E sta ad aspettare. Perchè la pazienza è la virtù dei forti, dicono.

domenica 21 febbraio 2010

Capitolo 22 - Come Un Gatto

Andrea osserva dalla sua finestra un gatto per strada. In quel momento vorrebbe essere in lui o almeno avere le sue capacità. I gatti accorciano la strada per raggiungere quello che vogliono. O meglio: un essere umano per sopravvivere deve andare a scuola perchè così troverà un lavoro quando sarà già adulto e con il lavoro porterà a casa i soldi che scambiati per il cibo gli permetteranno di sopravvivere. Un gatto nasce, impara a cacciare e ottiene il cibo. Fine. Molti pensano che il nostro percorso per raggiungere quello di cui abbiamo bisogno per sopravvivere sia più lungo perchè l'essere umano (che siccome è in cima alla catena alimentare è tecnicamente il capo del mondo) è più evoluto. Se il nostro percorso non fosse così lungo vivremmo nelle caverne vestiti di pellicce. Andrea non è d'accordo. Pensa che i gatti, avendo mantenuto viva la loro parte istintiva, capiscano al volo le cose. Ovvero: sentono fame? Mangiano! Sentono freddo? Cercano riparo! E così via. Un poeta (e non uno qualunque) una volta disse che gli animali non provano noia. Anche per questo, secondo Andrea, sono più intelligenti di quello che si crede. Se non devono soddisfare i loro bisogni oziano. Non c'è nulla di sbagliato nell'oziare, piccolo particolare: un essere umano si annoia. Non riesce ad oziare per più di dieci minuti, pensa Andrea. C'è un bisogno irrefrenabile per l'umano di cominciare a fare qualcosa. Girarsi i pollici, contare le mattonelle sul pavimento, o fissare le crepe sul muro cercando di formare delle figure sensate, come si fa con le nuvole. Chiunque, in una stanza vuota, seduto su una sedia per più di dieci minuti comincerà a fare qualcosa di inutile, ma necessario per combattere la noia. Andrea, da quando è in sedia a rotelle l'ha capito molto bene, ed è per questo che si sfoga con i videogiochi. Ogni tanto, però, produce infiniti flussi di coscienza, come quello che ho appena finito di descrivere.
Devo proprio dirlo, è interessante vedere nella mente di Andrea, mi dispiace di essere l'unica a poterlo fare. O forse no.

Andrea si riprende e torna a pensieri concreti: non ci vuole parlare con Luca, non subito. Vuole comportarsi bene. Deve pensare ai passi da fare per non ferirlo ma per tenerlo a debita distanza. Eppure è strano. Luca sa benissimo che Andrea è fidanzato con Cristina, perchè avrebbe dovuto mettersi in mezzo?
Il ragazzo spinge la carrozzina verso l'ascensore. La sua fidanzata lo sta aspettando giù. I due si incontrano, lei si abbassa e lo bacia. Passa una macchina col finestrino abbassato e la musica sparata al massimo: Povia urla a squarciagola "LUCA ERA GAY!" Cri ride e domanda ad Andrea: "Come fa certa gente ad ascoltare quella robaccia a tutto volume?"
Lui non è così rilassato: "Sai, Sanremo mi ha fatto capire che CHIUNQUE può cantare." risponde teso e guardandosi intorno, come se si sentisse osservato. Si domanda perchè Cristina non sia infastidita quanto lui.
Cri: "Sì amore ma rilassati non succede nulla, perchè ti guardi intorno in quel modo?"
Andrea finge un sorriso e gira la carrozzella: "Vuoi entrare in casa?"

"Luca te l'ho già detto, non ce la facevo più a tenermi tutto dentro!"
"Alex, hai sbagliato, hai rotto l'equilibrio! Ma Cristina come ha reagito?"
"Mi ha detto che devo sapere che tra noi due non potrà mai succedere niente"
"E tu che hai fatto?"
"Sono andata via."
Luca si sente male ma tira un sospiro di sollievo. Del resto non è la prima volta che qualcuno riceve un rifiuto sia esso uomo, donna, ragazzo, ragazza, bambino, bambina.. O perfino una persona dello stesso sesso. Alex è una brava ragazza, troverà sicuramente chi saprà starle vicino. Questa persona, purtroppo, non è Cristina. Alex deve incassare il colpo e rialzarsi per riscoprirsi più forte. Non è per niente facile, ma è così che deve andare.

Andrea e Cristina stanno guardando la televisione, seduti sul divano. Tutti e due stanno pensando alla stessa identica cosa.. ma uno dei due ha frainteso. Cristina finge di essere tranquilla e di non avere nulla per la testa ma il suo ragazzo la conosce troppo bene ormai. Lui vorrebbe chiederle cosa la turba ma sa che lei risponderebbe un "nulla" insicuro e cambierebbe argomento. Perciò tace. Nonostante il suono della televisione entrambi percepiscono il silenzio opprimente attorno a loro.
Cri non resiste più: "Ma perchè ci comportiamo così? Da quando hai scoperto di Alex mi tratti come se non fossi più io. Lo capisci che io non c'entro niente? Non è colpa mia! Abbiamo risolto e siamo tornate amiche come prima!"
Lui: "Alex? Perchè parli di Alex?"
Lei: "Non mi capisci e io non capisco te. Forse sarebbe il caso di prendersi una pausa, non credi? Lascia che te lo dica Andrea, vaffanculo!" ed esce sbattendo la porta.

Lui, che non può correrle dietro, si affaccia di nuovo alla finestra e vede il gatto di prima che lo trapassa con i suoi occhi verdi e poco dopo sfugge alla sua vista nascondendosi sotto a una macchina. Andrea non può fare a meno di desiderare di poter essere come quel gatto, perchè quell'animale sa bene come nascondere i sentimenti. Non sorride e non piange ma questo non vuol dire che non provi emozioni.
Se Andrea fosse un gatto, ora, non avrebbe delle lacrime che gli rigano il volto.

lunedì 15 febbraio 2010

Capitolo 21 - Quel Vuoto

Ahmad è all'oscuro di tutto. Se proprio dev'essere sincero, non gli interessa nemmeno. Continua tranquillamente la sua esistenza, facendo le solite cose. Proprio lui, che dovrebbe avere più problemi di tutti, sembra non averne. Non si piange mai addosso, non è il tipo. Da quando "lavora" riesce ad avere una vita decente e a comprarsi ciò di cui ha bisogno. Ogni tanto gli capita di pensare alla sua famiglia, e non sa a cosa appigliarsi. Non si ricorda nemmeno la faccia dei suoi genitori. Ha solo una foto sgualcita e strappata nel portafoglio. Non è mai stato sicuro che quella famiglia che sorride sia la sua. Forse è una foto di qualche giornale che i suoi gli hanno lasciato per colmare il vuoto che ora c'è in lui. Ma quel vuoto non si colma con una foto, o con una telefonata che non è mai arrivata. Quel vuoto non si colma e basta. Ahmad non ha mai avuto voglia di cercare le sue origini. Non ha ricordi di alcun tipo di quando era piccolo. Nè dell'asilo dove andava, nè degli amici con cui giocava. Nulla. Ha un vuoto pure nella sua memoria. Lui è nato grande, viveva già da solo, "lavorava" e tutto il resto. Ogni tanto, quando è a casa a mangiare il solito pranzo freddo e senza alcun sapore, lo sente quel vuoto. Si può quasi toccare con le mani. Sì, perchè quando una cosa fa parte di te da tanto tempo ormai e ci convivi quotidianamente, è difficile pensare che non si possa toccare. Sia essa un sentimento, un difetto, una qualità, o qualsiasi altra cosa. Ahmad convive con il vuoto. Quel vuoto però non fa a metà con lui dell'affitto o della luce o del gas. No, quel vuoto è un inquilino scomodo che prepotentemente si accascia sul letto vicino ad Ahmad la notte prima di dormire e si sveglia insieme a lui la mattina seguente. Il ragazzo sa che c'è, lo sente talmente chiaramente che è impossibile ignorarlo. Ma cosa deve fare? Cosa può fare? Sono domande che non si pone. Ahmad è fatto così.
Eppure, quando cammina per la strada, sente sulle spalle un peso grande, enorme, che si porta dietro da quando ha memoria. Quel vuoto non se ne andrà, fino a quando lui non troverà le sue origini, fino a quando non troverà qualche ricordo, sparso per la linea temporale nella sua testa. Non gli è mai interessato fino a quel momento, ma è arrivato al limite.

Non può far altro che tentare di colmare Quel Vuoto.

lunedì 8 febbraio 2010

Capitolo 20 - Le Cose Che Non Sai Di Me

LE prime mattine di scuola, Alex e Luca non sentono il bisogno di tornare su quell'argomento. Più che altro, nessuno dei due sa come avvicinarsi alla questione. Entrambi però vogliono chiarire. Cristina, ignara di tutto, sta stringendo un legame molto forte con Alex, che ormai è la sua migliore amica. Durante una ricreazione, le due se ne vanno in bagno, mentre i maschi rimangono a parlare tra di loro. Andrea chiede scherzando ad Ahmad: "Ehi, hai visto Cri? Sembra che la sua ragazza sia Alex ormai, da quanto stanno insieme." Luca cerca di coprire quest'affermazione con un: "Perchè Andrè, ti senti trascurato? Secondo me sei tu che ti fondi il cervello a stare sempre davanti a uno schermo e lei agisce di conseguenza"
"Amici miei, queste si chiamano seghe mentali! Noi maschi agiamo d'istinto, lasciamo alle donne il compito di pensare, no? Smettiamo di ragionare e andiamo a prendere una boccata d'aria fresca.." dice Ahmad, sostituendo le parole "aria fresca" con la parola "fumo" nella sua testa.
Andrea risponde: "Nah, io non vengo, è un casino scendere con sta carrozzella. Ma voi andate!"
Ahmad è già al piano terra, mentre Luca preferisce fare compagnia ad Andrea. Magari un consiglio da parte sua sulla situazione di Alex potrebbe tornargli utile. Allora comincia a parlare, farfugliando e aggirando la questione: "Andrea.. Io ho un amico.. Cioè.. Voglio dire.. A te cambierebbe qualcosa se io fossi gay?" Il ragazzo si guarda intorno. La classe era vuota. Ci sono solo loro due. La cosa si fa sospetta. "Bè.. Tecnicamente no. Però se rompessi l'equilibrio del gruppo dicendo ad esempio che sei innamorato di me.. Questo urterebbe sia me che tutti gli altri penso. E poi da un tipo "normale" come te nessuno se lo aspetta, quindi sarebbe uno shock" Andrea gli ha dato esattamente la risposta che voleva.

"COSE di tutti i giorni" pensa Andrea spingendo la sua carrozzina verso la macchina. "Sono discorsi che si fanno.. A volte si parla di scuola, a volte di videogiochi, e anche di omosessualità, perchè no?" cerca di autoconvincersi che Luca non sia gay, che quel giorno a ricreazione non gli abbia dato un netto segnale. "Sarà la mia mente che viaggia troppo veloce"pensa mentre guarda fuori dal finestrino due innamorati che si baciano su una panchina.

"CHE c'è Alex? Mi stai guardando in un modo strano.. Qualcosa non va?"
"Cri, io non ce la faccio più a tenermi tutto dentro, te lo devo dire per forza."
"Ma certo, che cosa riguarda?"
"Le cose che non sai di me"

NON c'è nessun problema. Luca pensa alla frase detta da Andrea, che l'ha decisamente sollevato. Ha ragione lui, si tratta di mantenere uno status quo, un'equilibrio, un filo sottile che hanno in mano tutti e cinque i membri del suo gruppo ma basta che uno solo lo spezzi e tutto il gruppo si sfascia. Alex non avrebbe fatto quel torto ai suoi amici. Non c'avrebbe nemmeno minimamente pensato a confessare tutto a Cristina. Perchè avrebbe dovuto? Lei è felice con Andrea, e se Alex le vuole bene capirà che la sua felicità è la vera cosa che conta. Solo la sua felicità.

"SAI, Andrea, penso che sia il caso di vederci" dice la voce metallica di Cristina attraverso il cellulare.
"Va bene Cri, ma non avere quel tono incazzato. E' successo qualcosa?"
"Direi di si, ci vediamo a casa tua, il tempo di vestirmi e arrivo"

DI tanto in tanto Luca vorrebbe essere come Ahmad. Lui non ha pensieri, non ha preoccupazioni e non si fa seghe mentali, come ama chiamare lui i ragionamenti appena un pelo più profondi di "Ci facciamo una canna?". Luca si mette a guardare un po' di televisione. Nonostante sia mercoledì, non ha per niente voglia di uscire. Prende il Nokia sul suo comodino e lo spegne. Trova un programma che gli interessa e dopo solo mezz'ora che lo sta guardando ha già azzerato completamente i suoi pensieri su qualsiasi questione, assorbito dalle parole del presentatore, che come un mitragliatore spara a raffica i nomi degli ospiti che ci saranno quella sera, ignorando il fatto che un suo telespettatore si è già addormentato.

"ME lo devi dire Cri! E' mezz'ora che ci giri intorno!" urla Andrea, ormai stanco della discussione.
"Non posso! Ho giurato sulla mia vita che non te lo dicevo!" dice Cri, che non vuole deludere Alex, perchè le ha dato la sua parola che non l'avrebbe detto a nessuno.
"Ma parla in generale, cerca di dirmi e non dirmi, così lo capisco da solo!" la aiuta Andrea.
"Mmmh.. Diciamo che un membro del nostro gruppo non è contrario all'omosessualità!" dice vaga Cristina. Ma allora Andrea aveva ragione su Luca, ora è tutto chiaro: lui era innamorato di Andrea e si era confessato prima con Cristina per trovare un appoggio, poi però ha trovato il coraggio e si è dichiarato, ma non volendo rompere l'equilibrio del gruppo non è andato troppo oltre. Ora è tutto chiaro. Ora è davvero tutto chiaro.

lunedì 1 febbraio 2010

Capitolo 19 - La Cena

Luca ascolta la musica, anche se ha un mal di testa martellante che non gli permette di fare nulla. Gli permette solo di stare là, in un dormiveglia più dormi che veglia, immerso nei suoi pensieri. L'estate è volata e domani deve tornare a scuola. La cosa lo uccide. Pensa ai mesi estivi e a quante cose sono successe: Cristina e Andrea sono ufficialmente una coppia, lei è persa di lui e lui.. lui si occupa di computer, ed è la sua finestra sul mondo visto che non può muoversi. Da quando se ne occupa, dire che sa tutto a riguardo è dire poco. Alex è un po' meno brusca e maleducata.. si pensa che si sia innamorata. Ahmad.. bè, lui è lo stesso. Luca si rigira nel letto pensando che domani è un giorno speciale.

Pochi giorni prima

Squilla il Nokia e Luca lo afferra, nonostante abbia entrambe le mani occupate con un joystick. Battere Andrea a qualsiasi gioco è impossibile. Sa tutti i trucchi, non c'è storia.
"Pronto?"
"Luca, hai un momento?"
"Cri, sei tu! Dimmi tutto"
GAME OVER
E con il labiale Luca manda a fanculo Andrea, perchè ha vinto per l'ennesima volta.
"Senti, Alex ha combinato un casino.. Vieni sotto casa mia che ti spiego!"
e riaggancia. La gente non aspetta nemmeno più una risposta, le basta dire quello che deve dire.

"Ciao, allora?" dice Luca scocciato. Cri va a baciare Andrea. Scende anche Alex, che si gratta la testa e si vergogna per quello che ha fatto.
"Oh,ti devo parlare , ma in privato."
Luca comincia ad innervosirsi, vuole sapere che cosa sta succedendo.
"Senti, è inutile che ci giro intorno, tu sai perfettamente la mia storia personale, come ho passato l'infanzia eccetera, non serve farci i fiori, no? Vivo in convento dalle suore e loro si occupano di tutto, ho vitto e alloggio e si preoccupano anche di educarmi" Il ragazzo è davanti a lei, non capisce perchè sta raccontando tutto questo a lui e perchè in quel momento. Alex continua, decisa: "Il primo giorno di scuola le suore organizzano una cena per festeggiare il nuovo anno scolastico.. non so perchè lo fanno ma da quando mi ricordo è stato sempre cosi. Le solite cazzate religiose, pregano per me o non so che altro."
"Arrivi al punto?" Luca perde la pazienza
"Ecco.. loro hanno qualche sospetto sul mio orientamento sessuale.. pensano che sia lesbica. Quindi è da qualche mese che fingo di avere un ragazzo che loro vogliono conoscere.. Il fatto è che.. hanno trovato una tua foto sparsa in qualche mio cassetto, tra le altre nostre foto e io ho detto che sei tu il mio ragazzo."
BAM. Lo sapeva che arrivava la botta. Luca stranamente non è infastidito. Alex gli fa pena. Del resto è una sua grandissima amica e fingere di stare insieme a lei dev'essere divertente, per una sera, lo farebbe volentieri: "Questo è il grande problema? Alex, ti aiuterò, non ti preoccupare. La sera del primo giorno di scuola mangerò con te e con le suore." La ragazza gli salta al collo ringraziandolo. Entrambi tornano ognuno nella sua casa, soddisfatti della chiacchierata. Luca per la prima volta in vita sua si sente utile, vuole aiutare. In fondo non gli costa niente.

La sera del primo giorno di scuola

"Ecco.. lui è Luca" Alex e ha una voce così falsamente dolce che sembra quasi femminile. Luca sorride e stringe mani, presentandosi educatamente. Da quanto tempo non si metteva la giacca e la cravatta. Sembra uno di quegli uomini d'affari con la ventiquattrore che girano per la città sempre indaffarati e con l'auricolare all'orecchio, che se li vedi per strada sembra che parlino da soli. Gli scappa una risatina al pensiero ma la soffoca in un finto colpo di tosse. Iniziano a cenare e timidamente Luca si avvicina il cucchiaio alla bocca per sorseggiare la minestra. La tavolata è lunga, lunghissima. A mala pena si vede chi è seduto a capotavola, dalla prospettiva di Luca. A parte che le suore sono un po' come i cinesi: se non le conosci personalmente ti sembrano tutte uguali. I nomi poi, sono uno peggio dell'altro. Difficilissimi da memorizzare. Poco importa, basta chiamarle "sorella" e si girano. Alex si avvicina a Luca e gli sussurra all'orecchio: "Ti ringrazio per essere venuto. Così non penseranno più che sono lesbica. Sai, va contro alla loro religione!" Luca risponde pianissimo: "Sì, lo so, ma la società sta imparando ad accettare anche le lesbiche, ormai non mi scandalizzo nemmeno più."
"Ah no?" domanda Alex, seria e stupita.
"Ma va, cosa vuoi che sia. Se uno è una bella persona poco importa se sia gay o lesbica."
"Io lo sono." Alex pronuncia queste ultime parole a bassissima voce.
"COSA?" esclama Luca ma per coprire la loro discussione maschera il tutto con un: "DAVVERO PER DOMANI C'E' MATEMATICA?" anche se poco credibile.
"Shhh! Sì, ma non lo sa nessuno. Non lo devi dire a Cristina!" Alex diventa rossa.
"Perchè?"

"Sono innamorata di lei."

La minestra va di traverso a Luca, che, in preda a una tosse fortissima, domanda scusa alle suore con un piccolo cenno e si allontana dal tavolo per raggiungere il bagno, seguito da Alex, che già vorrebbe intingere quell'amara verità nella minestra e rimangiarsela.

lunedì 25 gennaio 2010

Capitolo 18 - Cambiare Aria

Non si sente tanto bene.
Forse è il caso di staccare la spina per un po'. Ma staccare la spina da cosa? Claudia non ha problemi o preoccupazioni, infine la salute non le manca, ha una bella casa, non si può lamentare. Suo figlio ogni tanto la fa arrabbiare, ma è normale.
Nella sua vita non c'è niente che non vada. Eppure l'anziana signora sente il bisogno di andarsene via. Magari rilassarsi in qualche piscina termale o farsi una bella vacanza sola con se stessa. Ora come ora i soldi non le mancano proprio.
"Mamma? Vengo da te, ho una cosa in mente!" nemmeno il tempo di rispondere al telefono che scatta la segreteria e la voce di Alberto riempie il soggiorno di Claudia, che ormai a queste cose è abituata.
Là seduta con le mani in mano, aspetta.

Alberto entra in casa col fiatone: "Mamma da oggi si cambia vita. Avevi ragione tu mamma, ti voglio bene, scusami se non te l'ho mai detto o non te l'ho mai provato ma te lo giuro che ti voglio bene un bene dell'anima. Tu mi hai cresciuto, mi hai.."
"Ma che ti succede?" riesce a dire Claudia, travolta dall'abbraccio del figlio.
"Si cambia vita mamma, da oggi si cambia vita!"
Claudia non sa ancora quanto quelle parole siano vere.

"Alberto ti devo parlare"
Il tono è serio, la signora vuole comunicare al figlio della vincita. Si mette a parlare a spiegare a ipotizzare e Alberto rapito può solo ascoltare immobile, ma dentro di sè sta esplodendo dalla gioia. Il discorso della madre dura interminabili minuti e lui si domanda dove vuole andare a parare. Ecco che sembra essere giunta la frase finale: ".. perciò considerando che voglio cambiare aria ho deciso di trasferirmi. Ah, un'ultima cosa, tu non avrai un centesimo dei miei soldi, sia chiaro." Una vampata di calore pervade Alberto dal collo in su e mille domande incazzate gli escono dalla bocca, ma una su tutte ha la precedenza: "Perchè?"

"Per il semplice motivo che tu verrai con me."
"Mamma, svegliati! Lo capisci che non mi interessa cambiare casa e tantomeno venire a vivere con te? Questa città è già abbastanza triste, non ha senso spostarsi da una casa schifosa all'altra.."
"Chi ha detto che rimarremo in questa città?"
"E dove se no?"
"Al caldo."
"Tipo?"

"BARCELLONA"

Qualche tempo dopo

In aeroporto il clima è bianco. Termine fuori luogo per un clima, vero? Invece no. Un clima bianco è un clima che si può trovare in luoghi pubblici dove varie vite si incontrano senza scontrarsi. Ad esempio nella sala d'attesa del dottore o a certe conferenze. Però il clima bianco più bianco di tutti si trova in aeroporto. Mi ha sempre fatto specie come tutte le persone che salgono su un aereo non abbiano nulla in comune, se non la destinazione. E le loro vite diventano parallele per qualche ora, prendono la stessa direzione per poi dividersi di nuovo. Un clima bianco è caratterizzato da un'aria piena d'aspettativa. Anche per questo motivo è bianco: il bianco è il colore formato dallo scontro di tutti gli altri colori, nessuno dei quali si riflette. Perciò la somma dei colori forma una sorta di luce che viene assorbita dall'oggetto colorato di bianco. In questo caso il clima. Il clima è la somma di tutte le vite presenti davanti al gate 19. Tutte quelle anime sono dirette a Barcellona.
In quel momento di attesa, Claudia fa una cosa che non faceva da tempo:

Claudia apre il libro.

lunedì 18 gennaio 2010

Capitolo 17 - Ma Non Ci Vede.

Alberto prende il rasoio di suo padre e le lamette inutilizzate. Poi va in camera sua e prende tutti i suoi maglioni più vecchi al quale è molto affezionato. I vicini sentono un gran chiasso provenire da casa sua. Alberto rovista fra la sua roba e cerca i suoi ricordi più antichi le sue foto di quand'era piccolo.. e butta via tutto. Bisogna chiudere con il passato. Una volta che ha realizzato che Katiuscia è scappata con un altro uomo ha capito di aver sprecato la sua vita con una persona inutile, vuota e che non lo amava. Non sa nemmeno se esiste l'Amore di cui ha tanto sentito parlare. Ora come ora non gli interessa. Continua a svuotare casa sua di oggetti legati al passato, soprammobili provenienti da terre lontane, quaderni di quando era piccolo.
Bisogna eliminare il superfluo e fare un po' di ordine. Forse vedendo la sua casa ordinata, sparirà anche quella nebbia che impedisce ai pensieri di Alberto di fluire senza ostacoli. O forse magari è tutta un'illusione, ma buttare via qualcosa è utile, fa sentire bene. Dà quasi un senso di libertà, sembra quasi che ci si prenda una pausa dal caos della vita, una pausa caffè durante il lavoro, una ricreazione dopo la terza ora di scuola, un riordinamento di idee. Un piccolo pensiero vola verso sua madre. Alberto pensa che la vorrebbe abbracciare, e gli dispiace di averla trattata male.

In fondo aveva ragione.

Claudia è sempre stata una donna di chiesa, se cosi si può dire. Nel primo cassetto del suo comodino c'è una Bibbia con una rilegatura vecchissima e le pagine ingiallite dal tempo. Ha sempre creduto in Dio. L'elemento necessario per poter credere in qualcosa o qualcuno che non si vede con gli occhi è la fede, si sa. L'anziana signora ne ha moltissima. Durante tutto il corso della sua vita, quando si era trovata di fronte a tappe o decisioni importanti ha sempre chiesto un consiglio a Dio. Ora che ha vinto 118 milioni di euro non sa cosa fare. "Dio, ti ringrazio per questa vincita ma che ne devo fare dei soldi? Perchè hai scelto me?" domande, le sue, che resteranno senza una risposta. La notte non riesce a dormire. Si gira e si rigira tra le lenzuola. Va in cucina e (come aveva consigliato con tono di sfida il figlio) decide di farsi una camomilla. Magari si sarebbe calmata e a mente fredda avrebbe deciso.
Mentre la prepara accende la televisione. Ultimamente ammortizza i suoi dolori e la distrae, dandole motivi per non pensare a se stessa. Cerca un film comico in bianco e nero, come piacciono a lei. Mette su un canale a caso dove trova proprio quello che stava cercando. Con la voce di Sordi in sottofondo scalda l'acqua, cercando negli scaffali la bustina giusta, quando qualcosa interrompe i suoi gesti.
"Interrompiamo il film per un'edizione straordinaria del telegiornale.." dice la voce di un mezzobusto femminile dall'aria sconvolta. Claudia si avvicina allo schermo. Scopre così della catastrofe che ha colpito Haiti. Vede case crollate, bambini in lacrime in cerca dei genitori e i più forti, gli uomini, che girano con i machete per procurarsi del cibo. C'è il panico in quella piccola isola già abbastanza sfortunata senza il bisogno di un terremoto. Claudia rabbrividisce. 200.000 morti. Non c'è acqua, non c'è cibo. Non c'è nemmeno un aeroporto dove possono atterrare gli aiuti che prontamente stanno arrivando dagli Stati Uniti. C'è solo morte, disperazione e paura. Tanta, tantissima paura. Questo è tutto quello che sa dire il mezzobusto. Claudia lascia la camomilla a metà, spegne i fornelli, spenge anche la tv e si siede sul suo letto. Si mette a parlare con Dio. Per la prima volta in vita sua la fede viene meno. "Dio ci sei? Dio guarda giù. Guarda verso quei 200.000 morti che non si meritavano quella fine. Dio guarda quei bambini, guarda le loro facce che porteranno le cicatrici per sempre. Guarda quelle persone senza più famiglia ne riparo ne cibo ne acqua. Hai il coraggio di guardare giù?" Claudia ha sempre avuto la consapevolezza della miseria che c'è al mondo ma non l'ha mai "vissuta" in diretta come stava succedendo in quel momento. Le immagini shoccanti dei bambini africani sofferenti per mancanza di cure mediche non le hanno mai toccato il cuore cosi tanto. Una piccola luce torna a splendere un po', è la fede che si fa forza e risponde, all'interno dei pensieri di Claudia: "Dio guarda verso di noi, lo fa sempre." Claudia non se la beve. La fede l'ha già "tradita" per troppo tempo. Va a prendere la Bibbia e apre una finestra. Si sporge con il libro in mano e comincia a strappare le pagine, una ad una. Si mette a riflettere su come la natura stessa sia Dio, perchè è solo lei che ha veramente il potere di distruggere e creare. La fede continua a sperare e a dire: "Dio guarda giù, Lui guarda giù" ma ora è la parte incazzata e incredula di Claudia che prende il sopravvento. Quella che è stata messa a tacere troppe volte ormai. Ed è lei che dice:

"Sì. Dio guarda verso il basso.. ma non ci vede."

lunedì 11 gennaio 2010

Capitolo 16 - Destini Separati

Claudia si siede sulla sua poltrona. Sarà vecchia e sfasciata ma è la SUA poltrona. Si sta perdendo in mezzo ai pensieri che non lasciano spazio ad altro. Arrabbiata e delusa. Fa zapping, cambia canale talmente veloce che non lascia alla televisione nemmeno il tempo di emettere qualche suono. Non ci sta nemmeno pensando a quello che vede. Solo immagini insensate. Deve distrarsi e trovare qualcosa da fare, ma non ha voglia di fare niente.
Un telegiornale. Magari guardando quello si distrarrà.

"Quanto viene il biglietto più economico che avete?" chiede la voce stridula a un uomo sulla quarantina. "Viene 200 euro" risponde acidamente lui.
"E dove porta?"
"Berlino"
"Lo prendo". La mora carica le due valigie sul nastro e l'uomo gli attacca un'etichetta con scritto BER. Katiuscia va in sala d'attesa, mancano 3 ore e il suo volo partirà.

Alberto sta cominciando ad avere caldo. Sua moglie è in ritardo. Prova a chiamarla sul cellulare ma non appena sente il suono che avvisa che è libero sente nella stanza accanto la suoneria. L'ha lasciato a casa. Va in camera sua per vedere se qualcun altro aveva provato a chiamarla. Vede una chiamata persa, che è quella che ha appena fatto lui. Controlla nei messaggi in arrivo. Vede un nome non italiano, moldavo forse? Chi è? Apre il messaggio. Dice solo: "Ok, al solito bar. Ci vediamo là. Mi manchi anche tu." Il tutto scritto in un'italiano sgrammaticato. Alberto si fa prendere dall'ansia, come al suo solito. Guarda l'ora e la data del messaggio.
Si tratta del giorno stesso.

"I numeri estratti questa settimana sono..." Claudia sta per cambiare nuovamente canale quando si ricorda di avere un biglietto della lotteria. Quello che ha scambiato per il biglietto dell'autobus e ha pagato 40 euro di multa a causa sua. Stupido biglietto di una stupida lotteria. Non sa nemmeno perchè ma lo va a prendere, tanto per vedere. I numeri estratti sono esattamente quelli segnati sul suo biglietto. Li vede sfocati e poco nitidi ma sono quelli. A quanto ammonta la vincita? 118 milioni di euro. Claudia si sente svenire, il cuore va troppo forte. Non ricorda l'ultima volta che le batteva così. Prende gli occhiali, li inforca e incredula rilegge i numeri e... peccato. Quello che lei credeva essere un 13 sul suo biglietto è un 18.
Per un attimo ci aveva creduto.

Alberto gira per la casa e trova tutto in disordine, i vestiti di Katiuscia sono spariti quasi tutti e in bagno non ci sono più pettini, piastre o trucchi. Solo quache cosa qua e là alla rinfusa.
Alberto va a prendere il rasoio di suo padre pensando: "Questa è la volta buona"

Prestando più attenzione Claudia si accorge che in realtà... è proprio un 13.

lunedì 4 gennaio 2010

Capitolo 15 - Non C'è Già Più

Katiuscia è già in macchina. Il bel ragazzo rassicura Claudia: "Ora la faccio scendere signora, lei avrà le sue scuse" e si avvia con passo deciso verso la sua macchina. Educato e di bell'aspetto. Cosa ci fa uno così con una come lei? Il ragazzo torna portando Katiuscia dov'era la signora

Piccolo Particolare: Claudia non c'è già più.

- Il campanello? Chi può essere? Katiuscia ha le chiavi - pensa tra sè e sè Alberto. Apre la porta e un profumo troppo forte d'incenso e candele travolge Claudia, che affannata si accascia sul divano. "Mamma che ci fai qua? Non ci siamo salutati mezz'ora fa?"
"Ti... Devo... Parlare..." dice lei, e ad ogni parola un respiro profondo. Comincia a raccontare l'accaduto con una foga che non le si addice. Alberto più che sconvolto è sorridente, e ha l'espressione di chi la sa lunga. Ascolta pacato, si aggiusta la cravatta e le maniche della giacca ed è più calmo del previsto:
"Mamma, le signore della tua età hanno bisogno di attenzioni, lo so. Ma inventarsi questa storia solo per mettere in cattiva luce mia moglie mi sembra un po' troppo. Dai, vai a casa e fatti una bella tisana!"
Claudia è senza parole. Non le crede. Suo figlio non le crede!
"Bene, Alberto, è quello che farò!"

"Allora, tu resti qua sotto con la macchina, Alberto dovrebbe uscire tra due minuti per prendere quacosa in rosticceria... lo fa sempre quando non cucino io. Appena siamo sicuri che è uscito vado su e ci dovrei mettere al massimo dieci minuti. Aspettami" e anche il giovane ragazzo di bell'aspetto comincia ad odiare quella voce stridula e quell'accento. Ma soprattutto quell'atteggiamento da strafottente. Katiuscia ha proprio una faccia da sberle. Gli occhi verdi del ragazzo sono coperti da occhiali da sole firmati, anche se non c'è tutta quella luce.

Alberto esce e come previsto va nella rosticceria a due passi da casa per prendere qualcosa di speciale per la cena. Quella sera doveva essere tutto perfetto. Assolutamente perfetto.

La mora sale con due valigie vuote, sa perfettamente dove andare. Punta al cassetto dei calzini, dove lui tiene la maggior parte dei soldi che ha in casa. Svuota il cassetto. Poi prende tutte le sue cose, i suoi vestiti, le sue scarpe. Riempie velocemente le due valigie. Apre un balcone perchè è tutto buio, là dentro non si vede nulla. Eppure non sono ancora le sei! Perchè Alberto ha chiuso tutto? Perchè quell'odore di candela che le dà alla testa? Ah, poco importa, esce rapidamente con le due valigie che ora pesano più di quanto si possa immaginare.

Piccolo particolare: la macchina del bel ragazzo non c'è già più.

-Come mai un balcone è aperto? Katiuscia dev'essere già tornata!- è il pensiero che fa Alberto.

Piccolo particolare: Katiuscia non c'è già più.