Alberto è in piedi ma non gli sembra. In quel preciso istante non sente nessuno dei suoi arti, sente a malapena il cuore pulsare. Non sa cosa fare, dove andare, chi chiamare. Davanti a lui c'è il corpo di sua madre. Le lacrime non gli erano ancora arrivate ma ora scendono come un flusso ininterrotto: non sono gocce, sono piccoli torrenti che gli scorrono sulle guance, come nei cartoni animati. Perchè quando le lacrime sono tante, si inseguono talmente velocemente da fare l'effetto dei fanali delle macchine in autostrada. Se si riprende l'immagine dall'alto e la si accelera, si vedranno solo delle scie luminose, come dei fasci uniti. Alberto prende questa decisione. Mette la mano in tasca, estrae il telefono e con mani tremanti digita il numero di un giovane dottore, che lì a Barcellona era diventato parecchio suo amico. Sicuramente lui, deciso com'è, saprà cosa fare. Risponde senza nemmeno aspettare il secondo squillo. Dopo brevi saluti Alberto chiede se può venire a casa sua. Alejandro arriva dopo poco. Dalla voce del suo amico al telefono ha capito che non dev'essere nulla di buono. Alberto non è riuscito a pronunciare la frase che descrive quello che è realmente accaduto. Stava cercando le parole più delicate possibili, ma tutte le frasi fatte italiane gli parevano fuori luogo: "è mancata" "se n'è andata" o la peggiore a suo avviso "è volata via". Ancora più fuori luogo gli sembrava provare a tradurre una di quelle espressioni in spagnolo ma quando provò a dire "Mi madre està muerta" non riuscì nemmeno a prendere fiato, aveva un singhiozzo bloccato in gola che lo minacciava e diceva: "Ehi, guarda che se provi a dire una sillaba io ti esco dalla bocca e ricomincerai inevitabilmente a piangere" quindi tacque.
Alejandro prende il polso della signora. Nessun battito. Mette la mano sul collo. Nessun battito. Accerta ciò che era già certo, conferma l'ovvio. Il corpo di Claudia è ancora caldo. Le lenzuola sono poggiate teneramente su di lei, che sembra riposare serenamente. Alejandro si fa il segno della croce e abbraccia l'amico. Gli dice all'orecchio che gli dispiace e che in quel momento di cosi grande dolore gli starà vicino. Gli sussurra di non preoccuparsi "No te preocupes hombre, estoy aqui, siempre aqui, a tu lado". E quando non hai una donna, il sostegno di un amico diventa più che fondamentale. Chi disse che tutti sono necessari ma nessuno indispensabile sbagliava. Alejandro è indispensabile.
Nei minuti seguenti il medico spiega ad Alberto cosa si fa in quei casi. Gli dice semplicemente la procedura ma dice anche che si occuperà di tutto lui, Alberto deve solo pensare a stare meglio. Il ragazzo si allontana e Alberto lo sente parlare in spagnolo al telefono a proposito di portare qualcosa o venire a prendere qualcuno. Abbassa la testa e si mette a pensare. Grande donna è stata sua madre. Chissà se aveva un ultimo desiderio prima di morire, chissà cosa avrebbe voluto dire al figlio prima di andarsene, chissà..
Alejandro aveva fatto ciò che aveva detto. Una volta avvisato chi di dovere, ha aspettato l'arrivo degli uomini che avrebbero portato via il corpo di Claudia. Puntuali arrivano, fanno le condoglianze ad Alejandro che dice che il figlio è l'altro ragazzo, quello seduto sulla poltrona. Gli uomini fanno le condoglianze pure ad Alberto, tanto per loro non cambia niente. Stanno solo facendo il loro lavoro, hanno perso ogni sensibilità verso la morte, ormai ci sono abituati.
Fanno per scoprire il corpo della signora dal lenzuolo, per metterlo su una barella e portarlo via. Alberto li ferma con un gesto della mano. Ha visto qualcosa, tra le pieghe morbide del lenzuolo azzurro, che ha catturato la sua attenzione.
Tra le mani stanche della signora c'è un libro, aperto e rivolto verso il basso, con ancora il segno di dov'era arrivata lei. Il ragazzo lo fissa ed è come se sapesse perfettamente che cosa fare. Con la mano che aveva bloccato il braccio di uno degli uomini che dovevano portare via il corpo di Claudia scosta leggermente il lenzuolo. Ritrae la mano. Aspetta qualche secondo come se il libro fosse un qualche animale selvaggio con il quale sta facendo amicizia. Allunga la mano. La ritrae ancora. La allunga nuovamente ma sta volta non ha dubbi. Lo afferra con certezza, come se avesse appena addomesticato quell'animale feroce. Si accascia sulla poltrona di fianco al letto di sua madre, facendo alzare uno sbuffo di polvere e fa quello che stai pensando:
Alberto apre il libro.