lunedì 22 marzo 2010

Ringraziamenti



I Ringraziamenti, secondo me, vanno scritti di getto. Mi sono sempre immaginata chiunque debba citare le persone da ringraziare che si mette là, con un foglio di carta e una penna, pronto a fare la lista di chi gli è stato vicino. E si chiede quale ordine sia giusto dare e si fa paranoie sul fatto che magari suo padre si offende se viene ringraziato dopo sua madre e allora sceglie semplicemente di dire "ringrazio la mia famiglia" così si toglie il pensiero. Si spreme le meningi chiedendosi se ha dimenticato qualcuno.
Secondo me i ringraziamenti non devono essere ragionati. Se ti dimentichi una persona vuol dire che non ti è venuta in mente, quindi non era abbastanza importante per te. Se invece sulla lista scarabocchiata a penna è la prima che hai scritto, significa che è quella che ha contribuito di più, quella che è in cima ai tuoi pensieri. Io ho bene in mente le persone che hanno fatto sì che questo blog sia arrivato alla sua conclusione, dalla prima all'ultima. Ma non voglio fare nomi, benchè ce li abbia chiari nella testa. E se anche tu ora stai leggendo queste parole vuol dire che ti meriti di essere ringraziato perchè hai seguito il mio percorso fino a qui.

Perciò ringrazio: _________________________________ (il tuo nome qui).

lunedì 15 marzo 2010

Capitolo 25 - The End

Alberto è in piedi ma non gli sembra. In quel preciso istante non sente nessuno dei suoi arti, sente a malapena il cuore pulsare. Non sa cosa fare, dove andare, chi chiamare. Davanti a lui c'è il corpo di sua madre. Le lacrime non gli erano ancora arrivate ma ora scendono come un flusso ininterrotto: non sono gocce, sono piccoli torrenti che gli scorrono sulle guance, come nei cartoni animati. Perchè quando le lacrime sono tante, si inseguono talmente velocemente da fare l'effetto dei fanali delle macchine in autostrada. Se si riprende l'immagine dall'alto e la si accelera, si vedranno solo delle scie luminose, come dei fasci uniti. Alberto prende questa decisione. Mette la mano in tasca, estrae il telefono e con mani tremanti digita il numero di un giovane dottore, che lì a Barcellona era diventato parecchio suo amico. Sicuramente lui, deciso com'è, saprà cosa fare. Risponde senza nemmeno aspettare il secondo squillo. Dopo brevi saluti Alberto chiede se può venire a casa sua. Alejandro arriva dopo poco. Dalla voce del suo amico al telefono ha capito che non dev'essere nulla di buono. Alberto non è riuscito a pronunciare la frase che descrive quello che è realmente accaduto. Stava cercando le parole più delicate possibili, ma tutte le frasi fatte italiane gli parevano fuori luogo: "è mancata" "se n'è andata" o la peggiore a suo avviso "è volata via". Ancora più fuori luogo gli sembrava provare a tradurre una di quelle espressioni in spagnolo ma quando provò a dire "Mi madre està muerta" non riuscì nemmeno a prendere fiato, aveva un singhiozzo bloccato in gola che lo minacciava e diceva: "Ehi, guarda che se provi a dire una sillaba io ti esco dalla bocca e ricomincerai inevitabilmente a piangere" quindi tacque.

Alejandro prende il polso della signora. Nessun battito. Mette la mano sul collo. Nessun battito. Accerta ciò che era già certo, conferma l'ovvio. Il corpo di Claudia è ancora caldo. Le lenzuola sono poggiate teneramente su di lei, che sembra riposare serenamente. Alejandro si fa il segno della croce e abbraccia l'amico. Gli dice all'orecchio che gli dispiace e che in quel momento di cosi grande dolore gli starà vicino. Gli sussurra di non preoccuparsi "No te preocupes hombre, estoy aqui, siempre aqui, a tu lado". E quando non hai una donna, il sostegno di un amico diventa più che fondamentale. Chi disse che tutti sono necessari ma nessuno indispensabile sbagliava. Alejandro è indispensabile.
Nei minuti seguenti il medico spiega ad Alberto cosa si fa in quei casi. Gli dice semplicemente la procedura ma dice anche che si occuperà di tutto lui, Alberto deve solo pensare a stare meglio. Il ragazzo si allontana e Alberto lo sente parlare in spagnolo al telefono a proposito di portare qualcosa o venire a prendere qualcuno. Abbassa la testa e si mette a pensare. Grande donna è stata sua madre. Chissà se aveva un ultimo desiderio prima di morire, chissà cosa avrebbe voluto dire al figlio prima di andarsene, chissà..

Alejandro aveva fatto ciò che aveva detto. Una volta avvisato chi di dovere, ha aspettato l'arrivo degli uomini che avrebbero portato via il corpo di Claudia. Puntuali arrivano, fanno le condoglianze ad Alejandro che dice che il figlio è l'altro ragazzo, quello seduto sulla poltrona. Gli uomini fanno le condoglianze pure ad Alberto, tanto per loro non cambia niente. Stanno solo facendo il loro lavoro, hanno perso ogni sensibilità verso la morte, ormai ci sono abituati.
Fanno per scoprire il corpo della signora dal lenzuolo, per metterlo su una barella e portarlo via. Alberto li ferma con un gesto della mano. Ha visto qualcosa, tra le pieghe morbide del lenzuolo azzurro, che ha catturato la sua attenzione.

Tra le mani stanche della signora c'è un libro, aperto e rivolto verso il basso, con ancora il segno di dov'era arrivata lei. Il ragazzo lo fissa ed è come se sapesse perfettamente che cosa fare. Con la mano che aveva bloccato il braccio di uno degli uomini che dovevano portare via il corpo di Claudia scosta leggermente il lenzuolo. Ritrae la mano. Aspetta qualche secondo come se il libro fosse un qualche animale selvaggio con il quale sta facendo amicizia. Allunga la mano. La ritrae ancora. La allunga nuovamente ma sta volta non ha dubbi. Lo afferra con certezza, come se avesse appena addomesticato quell'animale feroce. Si accascia sulla poltrona di fianco al letto di sua madre, facendo alzare uno sbuffo di polvere e fa quello che stai pensando:

Alberto apre il libro.

lunedì 8 marzo 2010

Capitolo 24 - It Does Follow

Claudia chiude il libro.

Sebbene la storia dei cinque ragazzi si sia sviluppata nel corso di qualche mese, l'anziana signora ha letto il libro lungo diversi anni. Quegli stessi anni che hanno aumentato le rughe sul suo corpo, che hanno spento la voglia di vivere nei suoi occhi e che hanno reso i suoi capelli di un bianco candido, non più tinti. Il suo viso non è più truccato come un tempo, è ingrigito. Il peso dell'età grava sulla schiena, che è curva e dolorante. L'unica cosa che è capace di fare è leggere quel libro. Vuole sapere assolutamente come finisce e benchè non veda più nitidamente le parole, nemmeno con gli occhiali, vuole andare avanti.
Alberto è seduto di fianco al letto di sua madre e tiene il volto tra le mani. Ricaccia dentro le lacrime, e affoga in esse il pensiero che l'unica persona davvero importante per lui stia per morire. Claudia apre gli occhi che ormai sono diventati due fessure e guarda il figlio. Alberto le stringe la mano debole e fragile. I due non parlano. L'uno sta ad ascoltare il dolore dell'altra e non si sono mai sentiti tanto vicini, nemmeno quando lui era un piccolo feto dentro la pancia di lei. Hanno costruito, in quegli anni a Barcellona, un legame che non ha niente a che fare col cordone ombelicale che li connetteva. Sono amici, complici, confidenti. Sono tutto ciò che vorrebbero essere, perchè sono felici.
Alberto solleva il viso e dice "Mamma, hai bisogno di qualcosa?"
Lei, senza forze, riesce solo a pronunciare la parola "No" e scuote leggermente il capo ma sorride. Quando stai per morire, dicono che ti passi la vita davanti. - Non hanno tutti i torti - pensa la signora che si riscopre bambina. Vede in bianco e nero i suoi ricordi più lontani e confusi, come quando si lancia un sasso in uno stagno e si vedono i cerchi allagarsi fino a scomparire. I ricordi più nitidi sono a colori, e riguardano la calda città dove si è trasferita da poco e le esperienze fatte con il figlio. Claudia non riesce nemmeno ad aprire gli occhi. Alberto la chiama ma la sua voce è ovattata, la signora ci vede meno e ci sente meno. Tutti i suoi cinque sensi sono a poco a poco sfumati. "Mamma.." chiama lui, che ha la vista annebbiata dalle lacrime.
Lei risponde: "Si?"
"Non mi lasciare, ti prego."
E il figlio abbraccia delicatamente la madre. Il figlio non la vede ma c'è. Quella Signora vestita di nero dall'altra parte del letto controlla l'orologio e si dice tra sè che è in ritardo. Deve imparare ad essere più puntuale. Si mette il cappuccio, troppo largo per la sua piccola testa coperta da liscissimi capelli neri. I suoi occhi bianchi non hanno pupilla ne iride. Sono spalancati e vacui. Perchè lei ha altri occhi. Ha lasciato qualche minuto al figlio per abbracciare la madre per l'ultima volta ma ora è davvero arrivato il momento di andare. La Morte prende la falce e passa un dito sulla sua lama affilata. Sveglia l'anima assopita di Claudia, la chiama dolcemente. La Morte non è crudele come dicono, fa solo il suo lavoro. L'anima si sveglia e vede una luce accecante. La Morte accompagna l'anima verso quella luce, tenendola coperta sotto il suo mantello nero e Alberto sente che le braccia della madre non stringono più la sua schiena. La guarda e la chiama, cerca di svegliarla. Ma ha la sensazione che quel corpo, ora sia solamente un corpo. Niente più che un involucro vuoto. Non è più sua madre.

L'uomo si alza e realizza. Lei non c'è più.