lunedì 28 dicembre 2009

Capitolo 14 - La Svolta

"Dov'è lei?"
"Mamma, si chiama Katiuscia!" risponde seccato Alberto, perchè la madre non ricorda (o non vuole ricordare) il nome di sua moglie. "In ogni caso, è andata a fare la spesa".
Claudia vede il figlio avvicinarsi al bagno per continuare a farsi la barba. Si mette davanti alla televisione. Ha voglia di sentire qualche nuova notizia. Cerca tra i canali qualche telegiornale ma non ce ne sono. Si sente ancora agitata, fa fatica a respirare. Forse deve prendere una boccata d'aria, fare una passeggiata: "Alberto, hai voglia di fare una passeggiata con me? Ho voglia di camminare un po'!"
"No, mamma! Se torna Katiuscia le devo parlare e voglio farlo il prima possibile!" Alberto ha preso la decisione più importante della sua vita. Altro che matrimonio! Sorride, convinto (per la prima volta) di quello che fa. La vita di coppia è bella, ma quella casa è vuota senza la presenza di una terza vita, un cucciolo di uomo. Il giovane marito vuole fare il passo successivo, vuole guardare negli occhi la sua creatura. Vuole alzarsi mille volte durante la notte per cullarla se si sveglia. Vuole Amarla con la A maiuscola.
"Tu resta pure qui, io vado a casa!" urla Claudia da una stanza all'altra, com'è abituata a fare con il figlio, da quando era piccolo.
"Ciao mà!"

Ora la signora è più rilassata, camminando si tranquillizza. Meglio comprare un biglietto per l'autobus, per evitare di pagare un'altra multa. Per oggi di emozioni Claudia ne ha già provate fin troppe. Il suo corpo anziano è affaticato, non è più abituato alla vita di una volta.
Dopo un paio di minuti che cammina vede un tabaccaio, di fianco a un bar. Entra e compra un carnet, a scanso di equivoci. Esce e si dirige verso la fermata. Una ragazza con dei tacchi e una borsetta la urta e la fa cadere per terra. Un dolore fortissimo alla schiena. La ragazza va avanti come se nulla fosse successo, tiene per mano il suo fidanzato che nota la donna stesa sull'asfalto e strattona la bella mora dicendole: "Ehi, un attimo!"
Lui aiuta Claudia ad alzarsi: "Tutto bene, signora?" Lei cerca di rimettersi ma non riesce a raddrizzare completamente la schiena. Sta attaccata al braccio del ragazzo un po' ingobbita, tentando di sopportare il dolore. La mora è già a metà della via. Si gira e fa: "Amore, ti vuoi muovere?". Claudia avrebbe riconosciuto quella voce stridula in mezzo a mille. Per non parlare dell'accento. Katiuscia.

Alberto chiude tutti i balconi per creare il buio nella sala da pranzo. Accende qualche candela per fare atmosfera e mette nello stereo un cd. Si guarda allo specchio e si aggiusta la cravatta. Lei dovrebbe arrivare da un momento all'altro. Sarà sicuramente d'accordo sull'avere un figlio. Albero ne ha bisogno. Riflette sul loro rapporto. Lui è davvero innamorato di lei, come farebbe a vivere senza il suo profumo, i suoi gesti, l'armonia dei suoi movimenti? Non vede l'ora che arrivi. Finalmente darà una svolta al loro rapporto. Dopo il matrimonio le cose si erano un po' appiattite ma l'arrivo di un figlio rivoluziona tutto. E Alberto lo sa.

"Tesoro, un attimo, non vedi che sto aiutando questa signora?" è un bellissimo ragazzo. Occhi verdi, alto, un bel sorriso. Claudia ha sempre avuto questa sensazione. Ora ne ha le prove.
"Sto bene" dice staccandosi dal braccio di lui. Aggiunge:

"Può dire alla sua ragazza di venire qui? Esigo delle scuse".

domenica 20 dicembre 2009

Capitolo 13 - Coraggio

Ci vuole coraggio per prendere una decisione. Alberto di coraggio non ne ha mai avuto. Forse questo è il momento per cominciare ad averne. Deciso, stringe la lametta tra due dita, fa un respiro profondo e pensa: "Coraggio, coraggio..."

"Coraggio, Alberto. La mamma sta arrivando" pensa Claudia, quasi come se gli volesse inviare un sms mentale.
"Salve, mi faccia vedere il suo biglietto" dice il controllore, salito in autobus una fermata prima. Claudia tira fuori tutte le carte che ha in tasca: trova qualche banconota, qualche scontrino, un paio di post-it e un biglietto... della lotteria. Nessuna traccia del suo biglietto per l'autobus. Ma l'anziana signora non vede più molto bene ormai. Forse il biglietto che sta cercando è in mezzo a quelle carte. Meglio controllare. "Forza e coraggio signora, non ho tutto il giorno!" dice scocciato il controllore.

Katiuscia si lima le unghie, senza pensare troppo a quello che sta facendo il marito, chiuso in bagno da troppo ormai. Prende il suo cellulare e scrive un sms nella sua lingua, che tradotto è qualcosa del genere: "Vediamoci al bar sotto casa tua fra mezz'ora. Mi manchi."

"Controlli lei se c'è il biglietto qua in mezzo, io non ci vedo!" urla Claudia, attirando l'attenzione dei presenti. L'uomo prende le cartacce e comincia a sfogliarle una per una, ma senza cura.
"Non c'è. Sono 40 euro di multa!". Claudia non ha nemmeno voglia di mettersi a discutere. La prossima fermata è la sua e meno tempo perde meglio è: "Tenga. Arrivederci." dice mettendo nelle mani dell'uomo due banconote da venti euro e riprendendosi le sue cartacce.
Fa per scendere.
"Signora aspetti, il suo biglietto della lotteria!"
"Sì. Grazie!" dice Claudia strappandoglielo dalle mani.
Che poi lei avrà anche poca memoria, ma quando mai avrebbe giocato alla lotteria?

La voce di lei: "tesoro, esco! Faccio la spesa ci vediamo verso sera". Non aspetta nemmeno una risposta di lui e se ne va, con quell'abito troppo corto per fare semplicemente la spesa.


Quello era uno dei biglietti che aveva raccolto da terra.
Tranquilla Claudia, fai un bel respiro. Prendi tutto il coraggio che hai e cammina veloce fino a casa sua. La signora arriva affannata e suona il campanello.
Nessuna risposta.
Claudia tiene il dito sul pulsante, in modo da produrre quel suono fastidioso e far arrivare subito qualcuno.
Alberto apre.
"Ti sei tagliato! Sei pieno di sangue!"
"Mamma, sei la solita esagerata! Mi stavo facendo la barba con la lama nuova e mi è scivolata!"
Alberto con il viso per metà pieno di schiuma da barba e per metà rasato, con un minuscolo taglietto sotto al naso: "Non sto morendo dissanguato, sai? Mi è capitato mille volte" dice sorridente per tranquillizzare la mamma: "Coraggio mamma, entra."
Lei lo abbraccia forte e dice "La lista.. cioè.. io non volevo.. è che ho letto che.."
"Non importa mamma. Ci ho pensato molto e ho preso la mia decisione."
"Che decisione?"
"Voglio vivere." Lei non capisce ma per lui non è importante.

Ci vuole coraggio per togliersi la vita ma ce ne vuole di più per continuare a vivere.
Alberto ha deciso, trovando quel coraggio dentro di sè e l'ha detto a se stesso, l'ha detto a sua madre, vuole urlarlo al mondo:

"VOGLIO VIVERE."

lunedì 14 dicembre 2009

Capitolo 12 - Suicidal Thoughts

Claudia gira il foglio, è completamente bianco. C’è scritto solo quel titolo. Capisce tutto. Cerca il telefono per chiamarlo, per spiegargli cosa intendeva fare con quella lista e perché l’aveva scritta. Digita i numeri ma Alberto ha il cellulare spento.

Seduto sul pavimento freddo del bagno, ma sta volta a casa sua, Alberto si mette a pensare. In bagno si trova bene perché è una stanza piccola che lo avvolge, non come il soggiorno dove si sente piccolo e vuoto. Non è uno che pensa molto. Non è nemmeno uno che agisce. È uno e basta. Questa cosa lo ferisce.
“Amore, ma che stai facendo? È troppo tempo che sei chiuso là dentro!” la voce stridula di Katiuscia trapassa il vetro della porta del bagno e la sua sagoma compare poco nitida, forse per le lacrime che annebbiano gli occhi di Alberto, forse per la poca luce.
“Perché? Un uomo non può stare chiuso nel suo bagno quanto tempo vuole?” non sa il senso della frase appena pronunciata ma non gli veniva in mente nulla di meglio e poi non gli interessava affatto.

-Accendi quel telefonino!- Claudia vuole andare da Alberto, vedere cosa sta facendo. Ha paura che faccia qualcosa di sbagliato. Ha ancora quell’istinto materno, vuole proteggerlo. Anche se ormai Alberto è grande e se la sa cavare.. o così crede. La signora guarda gli orari degli autobus; per arrivare a casa del figlio deve prenderne due, ma poco importa. Si prepara, prende il biglietto e va.

-Forse dovrei accendere il cellulare. Ma no. Chi vuoi che mi cerchi?- Alberto si alza in piedi, vede solo spazzolini, pettini, profumi, tutti raccolti in un bicchiere su una mensola sopra al lavandino. Là dentro c’è anche un rasoio vecchissimo di suo padre. Non lo vuole buttare via nonostante sia inutile. Gli dà l’idea che il padre gli ha lasciato qualcosa, ma mente a se stesso. Lo prende in mano e si mette a giocherellarci.
–La mia vita non ha molto senso. Nessuno ci tiene a me. Ho una moglie che non amo e che non mi ama.. mi ha sposato per la cittadinanza probabilmente. Ho una madre che amo ma non mi ama. E non ho altro. Se è cosi, ha senso per me vivere?-
Il rasoio è di un modello fuori produzione, di quelli che hanno la lametta intercambiabile. Hanno smesso di produrlo perché era pericoloso sostituirla. Bisognava prenderla dai lati con le dita e si rischiava di tagliarsi. Alberto prova a togliere la lametta e si mette a fissare da vicino le parti arrugginite. La butta via e ne prende una di “nuova”, contenuta nella scatola del rasoio che suo padre aveva comprato almeno vent’anni prima e che ormai stava cadendo a pezzi. Alberto non ha il coraggio di buttare nemmeno la scatola. Passa un dito sulla lama e il sangue comincia ad uscire. Si mette il dito in bocca e guarda la lametta che gli è scivolata ed è caduta per terra. La prende nuovamente in mano. È minuscola, quanto male può fare un oggetto cosi piccolo?

Claudia sente che le cose si stanno mettendo male. Non sa perché. È dentro al primo autobus e manca ancora un quarto d’ora prima di arrivare alla fermata del secondo. Spera che il figlio sia a casa, lo spera con tutto il cuore anche se non crede. Pensa che abbia preso la macchina e sia andato chissà dove, lontano da lì. -Non può andare più veloce questo maledetto bus?- Le dispiace di aver scritto quella lista, non avrebbe dovuto farlo. Alberto non ha amici, non ha passioni. Ha solo sua moglie e lei. La signora scende dall’autobus. Deve camminare in fretta. Le cade di mano il biglietto, si ferma un attimo a raccoglierlo. Ci sono delle cartacce per terra, ma lei che non ci vede bene non sa distinguere il biglietto quindi raccoglie tutto e mette in tasca.

Alberto si rigira la lametta fra le dita. È fredda. Il sangue ha smesso di uscire ma il dito fa ancora un po’ male. Si guarda l’interno del polso. Le vene hanno un colore bluastro e sono talmente evidenti che gli sembra che stiano quasi per uscire dal polso. Le tocca e sente che sono in rilievo. Guarda prima la lametta e poi il polso.
Poi di nuovo la lametta e poi di nuovo il polso.

Claudia è nel secondo autobus. Ormai non manca molto, sta per arrivare. Questione di altri dieci minuti di percorso e cinque a piedi per raggiungere la casa di suo figlio. Quella strada non è mai stata così lunga.

Poi di nuovo la lametta e poi di nuovo il polso.

lunedì 7 dicembre 2009

Capitolo 11 - La Lista pt. II

“Perché quella faccia Alberto?”
Lui, impassibile. I suoi occhi scorrono veloci sulle righe, da sinistra a destra, lucidi ma fermi. Si alza facendo rumore con la sedia: “Vado in bagno” dice, sbattendo la porta. Si siede sul bordo della vasca. È sensibile e insicuro Alberto. Sua madre e sua moglie sono le uniche persone in grado di ferirlo. Sono le sue sicurezze, le sue àncore. Si sente insultato e colpito nel profondo, anche se le cose scritte nella lista non sono poi così pesanti. A lui basta poco.
Suo padre è morto quando lui era un ragazzino e i ricordi che ha di lui sono pochi e confusi, perciò si è attaccato morbosamente alla madre, per poi abbandonarla completamente dopo il matrimonio. Si mette a riflettere e si chiede cosa ha sbagliato. Sente dei brividi sulla schiena e gli viene caldo. Si guarda allo specchio ed è rosso in viso. Si bagna con dell’acqua fredda. Decide di fare finta di nulla, di non dire che ha letto quella maledetta lista.
“Tesoro, sono arrivate le pizze!” urla Claudia da una stanza all’altra.
-Vorrei che tu ti sentissi come mi sento io adesso- pensa Alberto, ma risponde “Arrivo!”
Mangiano in silenzio. Claudia cerca di comunicare, di fare le solite domande di circostanza: “Come va la vita? Al lavoro tutto bene? Tua moglie?” ma non trova risposta, se non un mugugno confuso. Claudia sorride, pensando al primo punto della lista e stringendosi metaforicamente la mano per congratularsi con se stessa di aver catturato cosi bene i difetti del figlio.
“Mamma, mia moglie si chiama Katiuscia, chiamala con il suo nome.”
-Ecco, un’altra cosa da aggiungere alla lista: Non sopporto tua moglie- pensa la signora. Poi un lampo e una semplice domanda le viene in mente: dov’è finita la lista? Non può cercarla ora, Alberto potrebbe vederla e sarebbe la fine. Sa quanto lui sia debole, lo destabilizzerebbe troppo vedere che sua madre pensa quelle cose di lui. La cercherà quando lui se ne sarà andato.


Finita la cena, Claudia si mette davanti alla tv, sul divano. Alberto invece si mette sul tavolo dove hanno mangiato, a leggere il giornale. Ormai è tardi e la signora è stanca, gli occhi si chiudono e si aprono e i suoni della televisione si fanno più distanti e meno intensi. La testa è più pesante e il divano stranamente più morbido. Il respiro più rado. Alberto capisce che Claudia si è addormentata. Si mette a piangere, in silenzio. Non riesce a non pensare alle cose scritte nella lista: ingrato, opportunista, insicuro. Queste sono le cose che sua madre pensa di lui?
“Katiuscia, faccio tardi, sono da mia madre non ti preoccupare” e mette giù il telefono.
Torna al tavolo, si asciuga le lacrime e…


La mattina dopo Claudia si sveglia sul divano, vestita come la sera prima. Si guarda intorno e si stiracchia appena. Non trova Alberto. Sicuramente è tornato a casa appena lei si è addormentata. Di solito lascia un biglietto quando se ne va. Claudia guarda se sul tavolo c’è qualcosa e in effetti c’è un foglio.
Lo prende e legge: “Lista delle cose che non mi piacciono di te”


Ma la calligrafia non è quella di Claudia.