lunedì 14 dicembre 2009

Capitolo 12 - Suicidal Thoughts

Claudia gira il foglio, è completamente bianco. C’è scritto solo quel titolo. Capisce tutto. Cerca il telefono per chiamarlo, per spiegargli cosa intendeva fare con quella lista e perché l’aveva scritta. Digita i numeri ma Alberto ha il cellulare spento.

Seduto sul pavimento freddo del bagno, ma sta volta a casa sua, Alberto si mette a pensare. In bagno si trova bene perché è una stanza piccola che lo avvolge, non come il soggiorno dove si sente piccolo e vuoto. Non è uno che pensa molto. Non è nemmeno uno che agisce. È uno e basta. Questa cosa lo ferisce.
“Amore, ma che stai facendo? È troppo tempo che sei chiuso là dentro!” la voce stridula di Katiuscia trapassa il vetro della porta del bagno e la sua sagoma compare poco nitida, forse per le lacrime che annebbiano gli occhi di Alberto, forse per la poca luce.
“Perché? Un uomo non può stare chiuso nel suo bagno quanto tempo vuole?” non sa il senso della frase appena pronunciata ma non gli veniva in mente nulla di meglio e poi non gli interessava affatto.

-Accendi quel telefonino!- Claudia vuole andare da Alberto, vedere cosa sta facendo. Ha paura che faccia qualcosa di sbagliato. Ha ancora quell’istinto materno, vuole proteggerlo. Anche se ormai Alberto è grande e se la sa cavare.. o così crede. La signora guarda gli orari degli autobus; per arrivare a casa del figlio deve prenderne due, ma poco importa. Si prepara, prende il biglietto e va.

-Forse dovrei accendere il cellulare. Ma no. Chi vuoi che mi cerchi?- Alberto si alza in piedi, vede solo spazzolini, pettini, profumi, tutti raccolti in un bicchiere su una mensola sopra al lavandino. Là dentro c’è anche un rasoio vecchissimo di suo padre. Non lo vuole buttare via nonostante sia inutile. Gli dà l’idea che il padre gli ha lasciato qualcosa, ma mente a se stesso. Lo prende in mano e si mette a giocherellarci.
–La mia vita non ha molto senso. Nessuno ci tiene a me. Ho una moglie che non amo e che non mi ama.. mi ha sposato per la cittadinanza probabilmente. Ho una madre che amo ma non mi ama. E non ho altro. Se è cosi, ha senso per me vivere?-
Il rasoio è di un modello fuori produzione, di quelli che hanno la lametta intercambiabile. Hanno smesso di produrlo perché era pericoloso sostituirla. Bisognava prenderla dai lati con le dita e si rischiava di tagliarsi. Alberto prova a togliere la lametta e si mette a fissare da vicino le parti arrugginite. La butta via e ne prende una di “nuova”, contenuta nella scatola del rasoio che suo padre aveva comprato almeno vent’anni prima e che ormai stava cadendo a pezzi. Alberto non ha il coraggio di buttare nemmeno la scatola. Passa un dito sulla lama e il sangue comincia ad uscire. Si mette il dito in bocca e guarda la lametta che gli è scivolata ed è caduta per terra. La prende nuovamente in mano. È minuscola, quanto male può fare un oggetto cosi piccolo?

Claudia sente che le cose si stanno mettendo male. Non sa perché. È dentro al primo autobus e manca ancora un quarto d’ora prima di arrivare alla fermata del secondo. Spera che il figlio sia a casa, lo spera con tutto il cuore anche se non crede. Pensa che abbia preso la macchina e sia andato chissà dove, lontano da lì. -Non può andare più veloce questo maledetto bus?- Le dispiace di aver scritto quella lista, non avrebbe dovuto farlo. Alberto non ha amici, non ha passioni. Ha solo sua moglie e lei. La signora scende dall’autobus. Deve camminare in fretta. Le cade di mano il biglietto, si ferma un attimo a raccoglierlo. Ci sono delle cartacce per terra, ma lei che non ci vede bene non sa distinguere il biglietto quindi raccoglie tutto e mette in tasca.

Alberto si rigira la lametta fra le dita. È fredda. Il sangue ha smesso di uscire ma il dito fa ancora un po’ male. Si guarda l’interno del polso. Le vene hanno un colore bluastro e sono talmente evidenti che gli sembra che stiano quasi per uscire dal polso. Le tocca e sente che sono in rilievo. Guarda prima la lametta e poi il polso.
Poi di nuovo la lametta e poi di nuovo il polso.

Claudia è nel secondo autobus. Ormai non manca molto, sta per arrivare. Questione di altri dieci minuti di percorso e cinque a piedi per raggiungere la casa di suo figlio. Quella strada non è mai stata così lunga.

Poi di nuovo la lametta e poi di nuovo il polso.

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