“Perché quella faccia Alberto?”
Lui, impassibile. I suoi occhi scorrono veloci sulle righe, da sinistra a destra, lucidi ma fermi. Si alza facendo rumore con la sedia: “Vado in bagno” dice, sbattendo la porta. Si siede sul bordo della vasca. È sensibile e insicuro Alberto. Sua madre e sua moglie sono le uniche persone in grado di ferirlo. Sono le sue sicurezze, le sue àncore. Si sente insultato e colpito nel profondo, anche se le cose scritte nella lista non sono poi così pesanti. A lui basta poco.
Suo padre è morto quando lui era un ragazzino e i ricordi che ha di lui sono pochi e confusi, perciò si è attaccato morbosamente alla madre, per poi abbandonarla completamente dopo il matrimonio. Si mette a riflettere e si chiede cosa ha sbagliato. Sente dei brividi sulla schiena e gli viene caldo. Si guarda allo specchio ed è rosso in viso. Si bagna con dell’acqua fredda. Decide di fare finta di nulla, di non dire che ha letto quella maledetta lista.
“Tesoro, sono arrivate le pizze!” urla Claudia da una stanza all’altra.
-Vorrei che tu ti sentissi come mi sento io adesso- pensa Alberto, ma risponde “Arrivo!”
Mangiano in silenzio. Claudia cerca di comunicare, di fare le solite domande di circostanza: “Come va la vita? Al lavoro tutto bene? Tua moglie?” ma non trova risposta, se non un mugugno confuso. Claudia sorride, pensando al primo punto della lista e stringendosi metaforicamente la mano per congratularsi con se stessa di aver catturato cosi bene i difetti del figlio.
“Mamma, mia moglie si chiama Katiuscia, chiamala con il suo nome.”
-Ecco, un’altra cosa da aggiungere alla lista: Non sopporto tua moglie- pensa la signora. Poi un lampo e una semplice domanda le viene in mente: dov’è finita la lista? Non può cercarla ora, Alberto potrebbe vederla e sarebbe la fine. Sa quanto lui sia debole, lo destabilizzerebbe troppo vedere che sua madre pensa quelle cose di lui. La cercherà quando lui se ne sarà andato.
Finita la cena, Claudia si mette davanti alla tv, sul divano. Alberto invece si mette sul tavolo dove hanno mangiato, a leggere il giornale. Ormai è tardi e la signora è stanca, gli occhi si chiudono e si aprono e i suoni della televisione si fanno più distanti e meno intensi. La testa è più pesante e il divano stranamente più morbido. Il respiro più rado. Alberto capisce che Claudia si è addormentata. Si mette a piangere, in silenzio. Non riesce a non pensare alle cose scritte nella lista: ingrato, opportunista, insicuro. Queste sono le cose che sua madre pensa di lui?
“Katiuscia, faccio tardi, sono da mia madre non ti preoccupare” e mette giù il telefono.
Torna al tavolo, si asciuga le lacrime e…
La mattina dopo Claudia si sveglia sul divano, vestita come la sera prima. Si guarda intorno e si stiracchia appena. Non trova Alberto. Sicuramente è tornato a casa appena lei si è addormentata. Di solito lascia un biglietto quando se ne va. Claudia guarda se sul tavolo c’è qualcosa e in effetti c’è un foglio.
Lo prende e legge: “Lista delle cose che non mi piacciono di te”
Ma la calligrafia non è quella di Claudia.
Lui, impassibile. I suoi occhi scorrono veloci sulle righe, da sinistra a destra, lucidi ma fermi. Si alza facendo rumore con la sedia: “Vado in bagno” dice, sbattendo la porta. Si siede sul bordo della vasca. È sensibile e insicuro Alberto. Sua madre e sua moglie sono le uniche persone in grado di ferirlo. Sono le sue sicurezze, le sue àncore. Si sente insultato e colpito nel profondo, anche se le cose scritte nella lista non sono poi così pesanti. A lui basta poco.
Suo padre è morto quando lui era un ragazzino e i ricordi che ha di lui sono pochi e confusi, perciò si è attaccato morbosamente alla madre, per poi abbandonarla completamente dopo il matrimonio. Si mette a riflettere e si chiede cosa ha sbagliato. Sente dei brividi sulla schiena e gli viene caldo. Si guarda allo specchio ed è rosso in viso. Si bagna con dell’acqua fredda. Decide di fare finta di nulla, di non dire che ha letto quella maledetta lista.
“Tesoro, sono arrivate le pizze!” urla Claudia da una stanza all’altra.
-Vorrei che tu ti sentissi come mi sento io adesso- pensa Alberto, ma risponde “Arrivo!”
Mangiano in silenzio. Claudia cerca di comunicare, di fare le solite domande di circostanza: “Come va la vita? Al lavoro tutto bene? Tua moglie?” ma non trova risposta, se non un mugugno confuso. Claudia sorride, pensando al primo punto della lista e stringendosi metaforicamente la mano per congratularsi con se stessa di aver catturato cosi bene i difetti del figlio.
“Mamma, mia moglie si chiama Katiuscia, chiamala con il suo nome.”
-Ecco, un’altra cosa da aggiungere alla lista: Non sopporto tua moglie- pensa la signora. Poi un lampo e una semplice domanda le viene in mente: dov’è finita la lista? Non può cercarla ora, Alberto potrebbe vederla e sarebbe la fine. Sa quanto lui sia debole, lo destabilizzerebbe troppo vedere che sua madre pensa quelle cose di lui. La cercherà quando lui se ne sarà andato.
Finita la cena, Claudia si mette davanti alla tv, sul divano. Alberto invece si mette sul tavolo dove hanno mangiato, a leggere il giornale. Ormai è tardi e la signora è stanca, gli occhi si chiudono e si aprono e i suoni della televisione si fanno più distanti e meno intensi. La testa è più pesante e il divano stranamente più morbido. Il respiro più rado. Alberto capisce che Claudia si è addormentata. Si mette a piangere, in silenzio. Non riesce a non pensare alle cose scritte nella lista: ingrato, opportunista, insicuro. Queste sono le cose che sua madre pensa di lui?
“Katiuscia, faccio tardi, sono da mia madre non ti preoccupare” e mette giù il telefono.
Torna al tavolo, si asciuga le lacrime e…
La mattina dopo Claudia si sveglia sul divano, vestita come la sera prima. Si guarda intorno e si stiracchia appena. Non trova Alberto. Sicuramente è tornato a casa appena lei si è addormentata. Di solito lascia un biglietto quando se ne va. Claudia guarda se sul tavolo c’è qualcosa e in effetti c’è un foglio.
Lo prende e legge: “Lista delle cose che non mi piacciono di te”
Ma la calligrafia non è quella di Claudia.
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