lunedì 23 novembre 2009

Capitolo 9 - Freedom's Chains

Un mese dopo.


“Fratè, l’anno prossimo non cambi scuola, vero?” Domanda Luca, avendo saputo della bocciatura (scontata) di Ahmad.
“Mi ritiro.. studiare non fa per me” affermazione che strappa una risatina ad Alex.
Luca sorride ad Andrea, seduto sulla sedia a rotelle vicino a Cristina che gli tiene la mano: “Un’altra birretta?” propone lei. Come rifiutare? Cinque amici seduti attorno allo stesso tavolino: Ahmad, Luca, Andrea, Alex e Cristina. Ognuno con i suoi progetti per l’estate, ormai iniziata da un po’.


Ormai iniziata da un po’ come questo racconto. E al nono capitolo sono sicura che i personaggi ti sono rimasti impressi, hai già scelto il tuo preferito. Ti chiedi cosa succederà, come finirà. Io sono libera di scrivere quello che scrivo, ma la libertà ha delle regole, è legata da catene. E in questo racconto ho io le redini, ma non posso rompere quelle catene, devo rispettare quelle regole che mi impongono di scrivere ciò che mi va di scrivere. Mi piace chiamarle “Freedom’s Chains”. Una frase che mi è rimasta impressa in una canzone che ascolto spesso, ultimamente è: “La libertà non è un diritto è una mentalità”. Io ho quella mentalità. Perciò comprendimi, tu che stai leggendo, se ora dico che..


Claudia chiude il libro. Lo legge ogni sera prima di dormire. Non le piace molto e finora (è arrivata al capitolo 9) non ha trovato nulla di interessante. Ogni volta che lo apre le viene da pensare “Vediamo che succede a stereotipopoli”. Per non parlare degli errori (non solo grammaticali) che ha trovato: la teoria del motorino rubato non regge, non ha senso. Il capitolo dove parla il materasso stesso è a dir poco infantile e lei si è stancata di leggere racconti che parlano di storielle adolescenziali, droga e tutto il resto. Le sembra tutto scontato e un po’ fantasioso. Un po’ troppo. Trova poco realistica perfino la parte dell’incidente, per quanto sappia rendere bene il dolore. Claudia si chiede come sia possibile perdere l’uso delle gambe cadendo da un motorino. Per non parlare di tutti quei dati medici sul midollo. Molto probabilmente chi ha scritto il racconto li ha scaricati in blocco da wikipedia. Le viene un dubbio. Chi è l’autore? Gira il libro e in fondo alla quarta di copertina vede la foto di una ragazza. Si mette a leggere: “Elena Mazzardo, nata il 3 Novembre 1991..” C’è scritto altro ma a Claudia non interessa, ha già capito tutto. Si vede che è giovane l’autrice, scrive in modo troppo emotivo, quasi di getto. Quando ha l’ispirazione prende il suo blocco e si mette là, a scarabocchiare velocissimamente le idee, come se scappassero. In arte si chiamerebbe “foga pittorica”. Claudia sorride pensando alla ragazza nella foto, indaffarata a scrivere e inventarsi nuovi stratagemmi per tenere i lettori col fiato sospeso. Rigira nuovamente il libro. Lo guarda con occhio forse troppo critico. Copertina classica, rilegatura classica. Un po’ stropicciato perché lo butta in borsa per leggerlo nei momenti d’attesa. Lo mette via.


Claudia si alza e sente il peso delle gambe. Va verso lo specchio e si guarda. Per avere 73 anni è una bella signora. Raffinata nei modi e attenta. Si strucca leggermente gli occhi, con dei movimenti morbidi e dolci. Si vede che è una madre. Si scioglie i capelli biondi che teneva raccolti con una matita, come fa sempre quando legge prima di dormire.
Pensa fra sé che ha una certa età, la deve smettere di truccarsi e tingersi i capelli come se fosse una ragazzina. Non sono cose che si addicono ad una signora della sua età. Si sciacqua il viso e torna a guardarsi. Scopre una nuova ruga sulla fronte. Mette le mani ai bordi del viso, poco prima delle orecchie e tira la pelle, per vedere come starebbe con un bel lifting facciale. Poi se ne torna in camera, in quel letto a due piazze che è troppo grande per una persona sola, pensa.
Chiude gli occhi e cade in un sonno profondo, con tanta facilità da non rendersene nemmeno conto.

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