lunedì 16 novembre 2009

Capitolo 8 - Il materasso

Ahmad ributta il cellulare per terra e fa per riaddormentarsi ma Alex gli ruba tutto il lenzuolo. Il materasso sporco e pieno di polvere è buttato per terra e costituisce il letto di Ahmad. Se solo quel materasso potesse parlare, racconterebbe i segreti di una notte che per tutti non è mai esistita, ma per loro due invece, è stata la prima notte insieme. Lei, quasi in lacrime, aveva chiesto a lui di non riportarla in quella specie di orfanotrofio, non ancora, non quella notte. Lui, che a malapena ha un tetto, le ha offerto casa sua e lei ha accettato.


Lei non conosce le lacrime: da piccola, a forza di sberle le hanno insegnato che solo i deboli piangono, solo le persone senza spina dorsale esprimono i sentimenti. Le hanno insegnato che per vivere bisogna fottere il prossimo, bisogna essere lupi che sbranano altri lupi. Mai legarsi in un branco, mai avere amici e tantomeno amori. Solo fare affari per guadagnare il poco che ti serve per vivere. Le hanno insegnato a stringere i denti, a lottare. Più che averla educata, l’hanno addestrata. Gli stessi l’hanno abbandonata davanti ad un convento. Probabilmente non si potevano più permettere di avere una figlia.
Ora lei è grande, è cresciuta, e nella pupilla dei suoi occhi scuri c’è lo stesso fuoco che arde da quand’era piccola. Ahmad per lei non è un amico, è un socio. Ieri stava per piangere perché della polvere gli era entrata negli occhi, non perché era nauseata al pensiero di tornare dalle suore.. o così lei si racconta.


E se quel materasso potesse parlare non racconterebbe nulla di romantico. Non parlerebbe di frasi dolci sussurrate all’orecchio, non racconterebbe di come due corpi si sono addormentati abbracciati. Riuscirebbe solo a parlare di sesso. Il classico sesso senza amore. I due corpi che sono stati sdraiati su di lui per una notte intera si alzano, si vestono. Ahmad apre il frigo e lo trova vuoto, ma non si meraviglia nemmeno. Poi il materasso li vede uscire e solo allora chiede al cuscino, al lenzuolo, ai muri cos’hanno visto o sentito dalla loro posizione:
Il lenzuolo racconta di essere stato trattato male, tirato da una parte all’altra tutto il tempo.
I muri dicono di non aver sentito nulla, i due ragazzi non parlano molto.
Il racconto che ha più colpito il materasso è stato quello del cuscino di lei. Dice d’esser stato bagnato da qualche lacrima e giura di aver sentito la voce della ragazza stessa, forse nel sonno o forse no, ripetere: “Non sei sola, non sei sola” e si è commosso pure lui, il cuscino. Il materasso risponde che quelle sono lacrime preziose, sono rare le lacrime di lei perché le è stato insegnato che è da deboli versarle perciò non ne versa mai.


Questo sarebbe ciò che direbbe il materasso, se solo potesse parlare, ma non può. Quindi tace.

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