lunedì 28 settembre 2009

Capitolo 1 - Intro

Uno sbadiglio di qualcuno sveglia Luca dal suo apparente stato di trance. Perché quando la noia ti entra nelle vene, ti prende uno pseudo letargo che rallenta tutte le tue funzioni vitali. Ti muovi più lentamente, fai respiri più profondi ma più rari, e ti guardi intorno cercando qualche piccola distrazione che ti possa salvare: “Piuttosto guardo il muro fino alla fine dell’ora” sussurra al compagno di banco.
“Eh?” bisbiglia il compagno a Luca.
“No dico… mi sono rotto di ascoltare sto sfigato, piuttosto…”
“CARTELLI LUCA!” urla lo “sfigato” di cui parlava giusto un attimo fa: “Smettila di guardarmi con quella faccia scocciata, nemmeno io mi diverto a spiegare perciò taci o ti metto due”. Luca si limita a guardare in alto, sbuffare e annuire con la testa, nuovamente annoiato. Annoiato là, in classe, come annoiato durante la maggior parte della sua giornata. Perfino il suo cognome (a suo avviso) è noioso, o come dice lui in gergo giovanile: “è un pacco”. Cartelli. Come quelli stradali, come quelli appesi alle porte, fuori dai negozi, con scritto niente più che l’orario di apertura e quello di chiusura, perciò… noiosi. Non poteva chiamarsi Brown, Jones, McPhil o con qualche altro cognome straniero, affascinante, esotico, misterioso, interessante? No, doveva chiamarsi proprio Cartelli. Luca Cartelli. Per gli amici Luca, per i professori Cartelli.
Ma cos’ha lui di particolare? Assolutamente nulla. La sua particolarità è far parte della massa, perché ormai la massa non esiste più. Tutti sono “diversi”. Luca no.
Luca non veste con abiti firmati. Non sopporta né GucciPrada né Dolce e Gabbana. Trova stupido sprecare lo stipendio di un mese in una giacca firmata.
Luca non era gay, non lui. Ma anche se lo fosse stato, non sarebbe cambiato assolutamente nulla.
Luca non è un punkabbestia, e nemmeno un metallaro. Non ha la cresta verde, non indossa pantaloni zebrati e non gira con una birra in una mano e una canna nell’altra. Anche se qualche birra e qualche canna se le è fatte pure lui.
Luca non è un rapper, non gli piace sentire uno che spara parole a ripetizione su una base musicale fatta da qualche dj.
Luca non è un figlio di papà, non è un secchione. A scuola non va bene, non va male… semplicemente va. Porta orgogliosamente a casa una media del 6.2. Anche la sua media è nella media.
Luca non va in Chiesa, non crede in Dio ma non esclude la possibilità che esista.
Luca non ha la ragazza ma con le tipe non va male. Non è alto né basso, è nella media. Non è bello né brutto, è nella media.
Per definire una persona a volte è più semplice dire chi non è piuttosto di chi è. Scommetto che tu un’immagine di Luca Cartelli te la sei già fatta. Ma se Luca non è speciale, perché parlare proprio di lui? Perché non parlare di Andrea, ricco, bello, bravo a scuola, forte con le tipe, educato, eccezionale a calcio, futuro tronista di uomini e donne o, se proprio va male, futuro marito di qualche velina? O perché non parlare di Ahmad, l’arabo stanco della vita, che vede nella droga l’unica via d’uscita dalla monotonia, brutto, sporco e soprattutto cattivo? Ahmad, futuro drogato sulle scale di qualche edificio o se proprio va male, futuro suicida. Perché non parlare di loro? Perché in loro non ci si rivede nessuno, in Luca, ci si rivedono segretamente quasi tutti. “Segretamente”, perché spesso è difficile ammettere di essere normali.
Nemmeno Luca lo ammette, ma se la normalità avesse un nome e un cognome, quelli sarebbero Luca Cartelli.

2 commenti:

  1. Bellissimo modo di scrivere!Ma è farina del tuo sacco?se sì complimenti....aspetto i prossimi...by Ostyle!

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  2. ahah ale :) logico che è farina del mio sacco! che faccio scrivo il libro di un altro? :) appuntamento fisso ogni lunedi ;)

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